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Expo: cooperazione unita nella lotta alla fame

Expo: cooperazione unita nella lotta alla fame

Siglata la Carta cooperativa di Milano

Categorie: Storie Cooperative

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Impiegano 250 milioni di persone nel mondo, pari al 12% della forza lavoro dei G20. Molto quindi possono fare le cooperative per incentivare uno sviluppo sostenibile che permetta di rispondere alle esigenze di cibo del pianeta, sempre maggiori a fronte di un'offerta carente, evitando di distruggere le risorse naturali disponibili. Ed è in sostanza l'impegno che Confcooperative, l'Alleanza Internazionale delle Cooperative e Ja Zenchu, organizzazione cooperativa giapponese, hanno assunto il 14 luglio a Expo firmando la "Carta di Milano" al termine dell'incontro "Co-operatives empowering people for sustainable development and zero hunger" organizzato in collaborazione con Ica, Fao e Ja Zenchu. Le tre organizzazioni si sono impegnate in particolare a promuovere azioni che contribuiscano a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dalle Nazioni Unite che hanno stimato  una crescita demografica mondiale da qui al 2050 che porterà a un totale di 9 miliardi di abitanti, con l'inevitabile conseguenza di un aumento della richiesta di cibo che bisognerà cercare di soddisfare tutelando l'ambiente. Confcooperative, Ica e Ja Zenchu si impegnano inoltre a creare partnership con enti, governi, autorità, imprese e società civile per incrementare l'efficacia delle azioni. Intendono poi impegnarsi con le autorità politiche per il miglioramento delle politiche e del quadro normativo incoraggiando tutela, crescita e sviluppo delle imprese cooperative. Infine, le tre organizzazioni si impegnano a esplorare e sviluppare nuove opportunità commerciali. Nel corso della mattinata del 14 luglio si sono alternate le testimonianze di organizzazioni cooperative attive in diversi Paesi, che hanno spiegato i progetti e le iniziative avviate finora sulla base delle esigenze specifiche. Grazie al forte legame con il territorio e l'attenzione alla persona prima che al profitto le imprese cooperative sono lo strumento più idoneo per realizzare un modello di agricoltura sostenibile, ha evidenziato il direttore delle politiche dell'Ica, Rodrigo Gouveia. In Sud Corea ad esempio le cooperative agricole associano 2,4 milioni di agricoltori, quasi il 100% di chi lavora in agricoltura che grazie al modello cooperativo riesce ad acquisire un maggior potere contrattuale e quindi un reddito più alto, ha spiegato Seok-ju Kang in rappresentanza della Nacf (National agricultural cooperative federation) istituita nel 1961 per incentivare la ricostruzione dei territori dopo la guerra. Ampia partecipazione al modello cooperativo anche in Finlandia, dove la cooperativa di consumo Sok associa circa l'80% delle famiglie dando impiego a 4mila persone sui 5 milioni di abitanti complessivi, per un fatturato di 11 miliardi di euro. Una partecipazione che ha consentito alla cooperativa finlandese di avviare programmi di informazione e sensibilizzazione anche verso i propri consumatori per contrastare lo spreco alimentare e diffondere buone pratiche in orientate a una maggiore sostenibilità, ha evidenziato la vicepresidente Lea Rankinen. La vicinanza e il coinvolgimento dei propri clienti rappresenta allo stesso modo la strategia adottata dal gruppo Crai, ha spiegato l'amministratore delegato Mauro Bordoli. La logica di relazione rappresenta il nostro valore aggiunto, l'elemento competitivo che ci contraddistingue grazie al quale la nostra rete ha raddoppiato la propria dimensione dal 2008 ad oggi. "Nell'ambito del consumo - ha sottolineato Bordoli - la sostenibilità rappresenta il mantenimento delle promesse che si fanno al cliente". A chiudere la prima tavola rotonda della mattinata, infine, l'esperienza della cooperazione del Trentino dove grazie alle Famiglie cooperative i cittadini hanno avuto la possibilità di organizzarsi per rispondere alle proprie esigenze continuando a presidiare un territorio montano, difficile per le persone che lo abitano. Occorre poi portare investimenti privati in territori svantaggiati come quelli africani, dove le cooperative possono apportare il proprio contributo come accaduto in Giappone, dove sono state utilizzate efficacemente per vitalizzare le comunità locali rendendole partecipi del proprio sviluppo incrementando il reddito degli agricoltori,  hanno spiegato Axel Pougin de la Maisonneuve della Commissione Ue e il direttore di Ja Zenchu, Shigeshi Onishi. Le politiche alimetari vengono definite da più soggetti con obiettivo diversi ha poi aggiunto Jamie Morrison, economista della Fao, mentre per raggiungere gli obiettivi per uno svikuppo davvero sostenibile sarebbe necessario un coordinamento comune tra tutti gli organismi a livello internazionale. Un primo passo in questa direzione è stato compiuto con gli accordi transatlantici o con l'accordo transpacifico, ha evidenziato il segretario generale di Copa-Cogeca Pekka Pesonen, che rappresenta la prima tavola rotonda mondiale in tema di cibo finalizzata a stabilire degli standard comuni per una produzione agricola sostenibile. "Siamo presenti in ogni villaggio, in ogni Paese del mondo - ha dichiarato infine la presidente dell'Ica, Pauline Green -. Dobbiamo far capire alle persone qual è la nostra forza, quale può essere il nostro ruolo per garantire sicurezza alimentare alle popolazioni in via di sviluppo costruendo un modello di sviluppo che parte dal territorio e dalle comunità. L'economia locale è la nostra forza". "Le cooperative sono impegnate in un percorso che metta al cenrro la persona, che coinvolga la popolazione sul territorio, che valorizzi differenze e peculiarità contrastando la tendenza all'omologazione".

"La cooperazione rappresenta il punto di eccellenza nella gestione corretta del lavoro - ha dichiarato il commissaril unico di Expo Giuseppe Sala, chiudendo i lavori -. Expo dimostra al mondo la capacità di organizzazione del nostro Paese e il nostro impegno su temi fondamentali come quello del cibo e della sostenibilità. 

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