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Presidio salute mentale

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la manifestazione del 15 settembre

Categorie: da Confcooperative Cuneo

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Le cooperative sociali e le associazioni dei familiari dei pazienti psichiatrici hanno manifestato giovedì 15 settembre davanti alla sede del Consiglio Regionale a Torino. Il presidio è stato organizzato da Alleanza delle Cooperative del Piemonte - settore "Sociali", Fenascop, dalle associazioni dei familiari dei pazienti psichiatrici Diapsi e Anlmm, dalla Federazione Italiana Superamento Handicap-Fish. Queste associazioni, che si occupano di persone con disagio mentale, hanno chiesto al Consiglio, alla Giunta della Regione Piemonte, all'assessorato regionale alla Sanità, di sospendere la bozza di delibera della giunta regionale (dgr) per la "Revisione della residenzialità psichiatrica" e di aprire un tavolo per definire un sistema efficace per la salute mentale in Piemonte. Secondo le cooperative, i tagli previsti alla residenzialità psichiatrica "forse potranno favorire un immediato risparmio per le casse pubbliche, ma pregiudicheranno per il medio e lungo termine la qualità di vita non solo delle persone con disturbi psichiatrici, ma anche delle loro famiglie e del territorio". E' indispensabile, sostengono, "un sistema di welfare concertato con i soggetti che erogano i servizi e conoscono i territori". Prima dell’avvio della IV commissione consigliare il Presidente del Consiglio Regionale, insieme al Presidente della IV Commissione e ad alcuni consiglieri regionali di maggioranza e opposizione ha ricevuto una delegazione rappresentata dai promotori del presidio. Per Federsolidarietà ha partecipato il Direttore di Federazione Luca Facta. Nel corso dell’incontro si sono ribadite le critiche alla Dgr 30/2015 e alla delibera di integrazione che sarebbe stata votata in commissione, sia dal punto di vista tecnico che di metodo. A seguire la delibera è stata approvata dalla sola maggioranza con alcune osservazioni del PD che sono state poste in vista del passaggio definitivo lunedì 19 settembre in Giunta. “Da oltre un anno in Piemonte la psichiatria sta attraversando un periodo di grossi scossoni, incertezze, paure” – spiega Alberto Bianco, presidente della Cooperativa Progetto Emmaus e componente del comitato d’area salute mentale di Federsolidarietà Piemonte “È infatti dal giugno dello scorso anno che la Regione Piemonte, pubblicando la legge regionale 30/2015 “Riordino della rete dei servizi residenziali della Psichiatria”, ha gettato sconforto su quanti sono coinvolti, ovvero i diretti interessati ed i loro famigliari, gli operatori pubblici e del privato sociale, le associazioni, gli enti socio assistenziali ed i comuni chiamati a contribuire. Ma di cosa si tratta? Si parte dalla necessità e dal reale bisogno di fare riordino e normare la psichiatria per garantire ovunque qualità e professionalità. Questo si traduce poi in una riforma nella sanità piemontese ai tempi della crisi, che ha l’obiettivo di migliorare la situazione della psichiatria, soprattutto nei suoi variegati e talvolta caotici aspetti dell’offerta residenziale, mettendo un po’ di ordine. Il riordino è stato ipotizzato – e quindi legiferato – in una forma che di fatto rischia di stravolgere l’attuale sistema dei servizi, andando a toccare in maniera pesante diversi aspetti. Gli elementi di criticità che inducono a non considerare questa delibera un atto in grado di dare al Piemonte una risposta congrua, sostenibile e qualitativamente alta ai bisogni di residenzialità psichiatrica sono numerosi: i requisiti strutturali, gestionali e organizzativi, il sistema di tariffe, i profili professionali e le modalità di intervento e di trattamento, il coordinamento sostanzialmente eliminato. La reazione dei diretti interessati dalle conseguenze della riforma non si è fatta attendere: data l’inefficacia del confronto diretto, si è presto passati per le vie legali. Dall’agosto 2015 infatti un insieme di ricorsi al Tar del Piemonte (presentati su questa DGR 30/2015 dalle cooperative sociali, dalle famiglie, dai comuni, e da altri) ha innescato un duro braccio di ferro con la Regione ed ha aperto paralleli tavoli di confronto e miglioramento della stessa con le rappresentanze del sistema cooperativo, tavoli ancora lontani da un accordo sui nodi principali. Il Tar a inizio 2016 ha congelato l’entrata in vigore della legge e chiesto un miglioramento alla Regione Piemonte che tenesse conto dei rilievi dei ricorrenti. Questo ha riaperto il confronto, non sempre efficace e risolutivo. A metà luglio la trattativa si è conclusa e l’iter è poi ripreso nel mese di settembre nelle sue sedi istituzionali. Cosa rischiamo con questa riforma della psichiatria? Di mandare all’aria la riabilitazione e la cura terapeutica così come le abbiamo conosciute e vissute con passione negli ultimi 40 anni, con percorsi riabilitativi, con una cultura dell’inclusione fatta di quotidianità e di concreto accompagnamento nella vita della comunità cittadina e territoriale, secondo criteri di apertura, di reciproca conoscenza delle plurali diversità e conseguenti responsabilità. E’ davvero un cambio di paradigma, una questione culturale oltre che amministrativa, organizzativa ed economica. Rischiano di non sopravvivere le strutture con piccoli numeri perché se “piccolo è bello”, questo principio non vale più ai tempi della spending review. Rischiano i gruppi appartamento – formule di accoglienza e di vita in gruppi di 4-5 persone, affiancate da educatori ed operatori – dove quotidianamente si crea cultura del vivere insieme, per gli assistiti, ma anche per i vicini di casa, attraverso percorsi di inclusione reale e di prevenzione (con dimostrato contenimento effettivo dei costi diretti ed indiretti)”.

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